LONGEA

A che punto siamo con la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti?

In questo paese – che invecchia sempre di più – non è ancora chiaro quale sia l’impatto della non autosufficienza sulle famiglie e sulle persone. 

In questi mesi si sta parlando di una riforma della relativa legislazione, dato che l’attuale contesto di servizi di Welfare pubblico non basta.

Ti dico subito che sono 27 anni che si parla di riforme, ma, nei fatti, non c’è mai stato nessun cambiamento. Infatti, la legge di riferimento risale al 1992.

Attualmente, l’assistenza pubblica agli anziani non autosufficienti viene erogata in Italia con diversi servizi e da diversi interlocutori.

Dagli Enti locali – come Regioni e Comuni – con prestazioni socio-sanitarie domiciliari.

Dallo Stato con l’indennità di accompagnamento fissato in 531,76 € per il 2024 e con le misure previste dalla legge 104 del 1992.

Quest’ultima è rivolta sia direttamente alla persona non autosufficiente, sia ai suoi familiari, che possono usufruire di permessi lavorativi per assistere la persona bisognosa.

Inoltre, sono previste delle agevolazioni per le spese sostenute dagli addetti all’assistenza; nello specifico, la detrazione del 19% su una spesa massima di 2.100 € su un reddito massimo di 40.000 € e la deducibilità dei contributi previdenziali per gli addetti ai servizi domestici fino ad un massimo di 1.549,37 €.

Detto questo, la Legge 33 del 23 marzo 2023 delega il Governo ad adottare i Decreti Legislativi riguardanti la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti.

I problemi che la riforma intende affrontare sono sostanzialmente 2: 

il dialogo fra Stato ed Enti locali e l’insufficienza dei fondi.

Per la soluzione al primo problema, l’idea è quella di creare un sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (SNAA), che preveda un monitoraggio delle condizioni degli anziani più snello ed efficiente, basato su due livelli (statale e locale).

Ma il tema dell’insufficienza delle risorse è quello più critico.

Per formare nuovo personale di assistenza e adeguare le prestazioni ad un decoroso tenore di vita occorre denaro. 

Tanto denaro; circa 6-7 miliardi aggiuntivo all’anno.

Troppo denaro per un paese che continua a battere nuovi record di debito pubblico.

Insomma, la speranza che questa riforma veda la luce – dopo decenni di attesa – è quanto mai remota.

Eppure, quello della non autosufficienza è un problema che statisticamente riguarderà sempre più persone in futuro.

Ancora una volta credo che la soluzione non vada cercata all’esterno, ma dentro di noi.

Ancora una volta non siamo abituati a farci le domande giuste.

Come mi sto preparando a tutto questo?

Sono a conoscenza degli strumenti attraverso i quali posso ottenere un aiuto?

Dovrebbe essere ovvio che è più importante programmare e organizzare bene il proprio patrimonio per una aspettativa di vita lunga, anziché cercare un rendimento nel breve periodo. Ma così non è. 

Vivere a lungo costerà sempre di più, per cui sarà necessario utilizzare una rendita da capitale.

Sì, ma come investire? Dove investire? Da che parte iniziare?

Articolo ispirato a un contributo di Kaindan.it

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