Ammettiamolo, nella progettazione della vita a due prestiamo davvero poca attenzione agli impatti economici o finanziari delle nostre scelte patrimoniali.
Che si tratti di matrimonio o di convivenza, quando si vive con qualcuno dobbiamo ricordarci che, oltre ai valori e ai progetti di vita, condividiamo con il partner redditi e risparmi.
Per questo, è necessario sviluppare un’educazione patrimoniale alla vita di coppia, che ci aiuti a valutare gli impatti economici e finanziari – non solo nel breve termine – ma anche nel medio/lungo termine.
Ad esempio, all’interno di un rapporto, gli elementi che dovrebbero essere presi in considerazione sono almeno 3:
Sarai d’accordo con me che le scelte di tutela dovrebbero, quindi, rappresentare un punto di equilibrio capace di tutelare tutte le parti in causa, compresi i figli, quando questi sono presenti.
In questo caso, le scelte che le coppie hanno a disposizione per regolare i rapporti sono 3 + 1 integrativa.
Quella più conosciuta è il regime di comunione dei beni che è anche quella che di default quando non si opera un’opzione differente.
In pratica, le coppie che convolano a nozze, se davanti al sindaco o al prete non esprimono alcuna preferenza, il regime patrimoniale sarà quello della comunione dei beni.
Attenzione però!
Nelle convivenze accade il contrario. Cioè, il regime legale è quello della separazione dei beni, tranne il caso in cui i conviventi scelgano di adottare il regime della comunione dei beni.
Fatta queta precisazione, è bene sapere che nel regime della comunione dei beni tutto ciò che si acquista dopo il matrimonio si presume di proprietà di entrambi.
Rimangono di esclusiva proprietà personale, invece, i beni che erano presenti prima del matrimonio o quelli, ad esempio, che si ottengono in donazione ed in successione.
Si tratta di un regime patrimoniale che è particolarmente indicato a quelle coppie dove esiste un forte squilibrio in termini di reddito o patrimonio all’interno della vita famigliare.
Certamente, il momento della scelta del regime è davvero decisivo se uno dei due coniugi è un imprenditore.
Un caso su cui vale la pena di riflettere sulle conseguenze di lungo termine è quello di un imprenditore che ha fondato la sua azienda dopo il matrimonio e che ha scelto il regime della comunione.
Grazie a quell’azienda l’imprenditore ha costruito un importantissimo patrimonio e ha messo da parte un suo gruzzoletto.
Dopo anni il matrimonio scricchiola e l’imprenditore si rende conto che, in caso di crisi coniugale, il coniuge non imprenditore potrà chiedere la liquidazione del 50% del valore della azienda.
Un’altra opzione conosciuta è quella del regime della separazione dei beni, che prevede, invece, che tutto ciò che viene acquistato dopo il matrimonio sia di proprietà esclusiva.
Si adatta a quelle coppie in cui entrambi i coniugi rinunciano allo sviluppo professionale per dedicarsi alla famiglia oppure, al contrario, entrambi si dedicano all’attività professionale, senza creare quindi effetti distorsivi nel patrimonio e nei risparmi.
Oppure, in quelle situazioni dove i due coniugi svolgono attività professionali a rischio.
Pensa al caso di un imprenditore che sposa un medico chirurgo.
La separazione dei beni evita che i creditori dell’uno possano aggredire il patrimonio dell’altro.
Invece, una cosa che molte coppie non sanno è che anche il giorno dopo aver scelto uno dei regimi, ci si può rivolgere a un notaio e scegliere un regime poco conosciuto che si chiama regime della comunione convenzionale.
Si tratta appunto di una convenzione dove la coppia può decidere di allargare o restringere il perimetro dei beni da far confluire in comunione.
Ad esempio, nella comunione convenzionale, i beni presenti prima del matrimonio possono divenire di titolarità di entrambi i coniugi, così come i beni che si ottengono in donazione o in successione.
Si possono creare diverse situazioni particolari.
Mi viene in mente il caso dell’imprenditore che vuole prevedere con questo regime che tutti i beni siano in comunione, ad eccezione dell’azienda che rimane di sua esclusiva proprietà.
Come detto, questi tre regimi sono l’uno alternativo dell’altro e sono le 3 opzioni possibili,
Ma ce n’é ancora una.
Tutti e 3 i regimi possono essere integrati con il fondo patrimoniale.
Per capirci, uno può essere sposato in separazione dei beni e integrare la separazione dei beni con il fondo patrimoniale.
Può essere utile per mettere in sicurezza l’immobile di prima casa o altri beni
soprattutto quando tra i coniugi ci sono degli imprenditori o dei professionisti.
Si tratta di un regime che consente di vincolare l’uso di alcuni beni al mantenimento del tenore di vita della famiglia.
In altri termini, i beni che non vengono conferiti nel fondo sono di esclusiva proprietà dei due coniugi sposati in separazione dei beni, quelli conferiti all’interno del fondo è come se divenissero di proprietà di tutta la famiglia.
Il vantaggio è che i beni conferiti nel fondo patrimoniale non potranno essere aggrediti dagli eventuali creditori professionali dei coniugi e, quindi, si tratta di un regime integrativo volto alla tutela dei patrimoni di famiglia.
Detto questo, quando si progetta la di vita di coppia, non si tratta di schierarsi a favore di un soggetto o di un altro, né tantomeno di esaltare le caratteristiche di un regime piuttosto che un altro, ma di individuare quella scelta che – magari – viene anche cambiata nel corso del tempo, perché la cambiano le variabili di riferimento.
L’importante è non affidarsi al caso, ma avere una consapevolezza.
E nel caso non sapessi quale sia il regime patrimoniale che regola il tuo matrimonio, la risposta è facile: basta procurarsi un estratto dell’atto di matrimonio.
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