LONGEA

Come ottenere rendite stabili nella fase post lavoro. Prima parte

Se sei in pensione o vicino a questa fase, la gestione delle tue risorse è diversa rispetto a quella di chi sta lavorando.

Il tuo obiettivo cambia: devi trasformare ciò che hai accumulato in una rendita stabile, senza – il più delle volte – compromettere il capitale. 

Ma come fare?

Passare dalla fase di accumulo a quella di utilizzo del capitale richiede un cambio di mentalità e di strategia. 

Nel momento in cui smettiamo di lavorare dobbiamo considerare il tempo – non più come un alleato che ci aiuta a far crescere il capitale – ma come un fattore che diminuisce in modo naturale.

Per questo motivo, non dovrebbero più preoccuparti le oscillazioni di valore dei tuoi investimenti, bensì la capacità di produrre reddito dal patrimonio.

Se a 80 anni il reddito da capitale fosse insufficiente a garantirti il tenore di vita desiderato, avresti un problema.

Vedere erodere il capitale, con il tempo che rema contro, non è certo una bella sensazione.

L’obiettivo di chi è in questa fase non dovrebbe essere più quello di massimizzare i rendimenti, bensì quello di non finire i soldi troppo presto.

Una soluzione è quella di creare una rendita passiva, cioè un flusso di denaro generato da una attività dove tu non sei coinvolto (altrimenti si chiama reddito da lavoro), che è realizzabile in diversi modi.

In breve, una rendita da:

  • un capitale (finanziario e immobiliare);
  • i diritti d’autore (opere d’arte, libri, musica);
  • le royalties da marchi di tua proprietà o brevetti.

Come sai, è di mia competenza il primo punto, ma anche questo merita un minimo di approfondimento, perché altrimenti si genera confusione.

La rendita da capitale si genera solo da:

  • un capitale immobiliare che produce affitti;
  • un capitale finanziario che produce interessi (obbligazioni) o dividendi (azioni).

Ad ogni modo, se hai un capitale a disposizione, la prima cosa da fare è un’analisi.

Si tratta di conoscere il tasso di rendita dei propri investimenti, il grado di rischio e la sostenibilità futura in funzione del mercato e degli imprevisti.

Ti serve quindi un “numero” che rappresenta la rendita netta.

Con gli immobili in affitto, si ottiene considerando diversi aspetti:

  • il valore della casa (meglio se ti fai aiutare da un professionista del settore, altrimenti rischi di fare una valutazione dettata principalmente da fattori emotivi);
  • gli affitti che percepisci;
  • i costi di ordinaria e straordinaria manutenzione;
  • le tasse.

L’analisi dei rischi è un po’ più complessa, perché il settore immobiliare non funziona come quello degli investimenti finanziari dove le informazioni sono disponibili in tempo reale…. ma questo non vuol dire che non ci siano.

Basta vedere – soprattutto in questo periodo – quanti affitti non vengono pagati, generando, da una parte un mancato guadagno e, dall’altra, un costo per il recupero del credito.

Comunque, se sei fra i fortunati ad aver ereditato delle case devi sapere che, a differenza di quello che facevano i tuoi genitori o nonni, non ti basterà aspettare che i soldi dell’affitto arrivino sul tuo conto. 

Devi occuparti in prima persona del tuo patrimonio attivando architetti, geometri, agenti immobiliari, commercialisti e avvocati per ottenere una entrata costante e soprattutto indipendente da te.

Fai attenzione: senza queste misure, rischi di trovarti come molti altri con un patrimonio immobiliare di valore ma completamente infruttifero.

Nel prossimo articolo vedremo invece cosa aspettarci da una rendita finanziaria.

Ma ti dico subito una cosa: non ti aspettare una soluzione semplice del tipo “compro il Btp Più e non ci penso più” 

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