Nonostante la prospettiva di andare in pensione a 80 anni con poche centinaia di euro in tasca, gli italiani si confermano un popolo di eccellenti risparmiatori, ma pessimi investitori.
Gli oltre 1700 miliardi di liquidità infruttifera depositata sui conti correnti ne sono una conferma.
Questo è un dato preoccupante, perché tenendo i soldi sul conto per diversi anni hai la certezza di perdere denaro.
Spesso il motivo di questa scelta è la paura di perdere soldi.
Lo capisco e ti dico anche che riuscirai ad investire solo quando
sarai convinto che i soldi sul conto stanno già perdendo di valore per effetto dell’inflazione che, anno dopo anno, brucia il tuo denaro.
Fatto questo, il passo successivo è quello di costruire un portafoglio sostenibile, indipendente dalle condizioni di mercato e dalla tua tolleranza al rischio.
Qui bisogna essere molto chiari e onesti.
In un periodo di tassi obbligazionari bassi come quello attuale non è possibile ottenere rendite elevate.
Cosa vuol dire?
Che ottenere il 2-3% all’anno è possibile, mentre il 6-7% è improbabile.
Ora, tutti vorrebbero un portafoglio a basso rischio e a breve scadenza.
Qual è il problema? Semplice, oggi non siamo più ai tempi dei Bot al 17% (non accenno neanche al rischio, perché sarebbe un discorso troppo lungo).
Detto questo, non c’è rischio maggiore di non accettare il contesto in cui siamo.
Esiste, invece, un processo che porta ad ottenere una rendita che si basa sulla diversificazione e sul tempo.
Ti dico subito che non esiste una soluzione semplice come quella di comprare dei titoli a tasso fisso e vedersi accreditare le cedole sul conto.
O meglio, certo che lo puoi fare, ma in un momento storico come quello che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni, ti ritroveresti delle cedole/interessi pari a zero.
Oppure in caso di rialzo dei tassi e di inflazione, il rendimento reale del tuo investimento diventerebbe negativo. Ciò significa che, in termini di potere d’acquisto, stai effettivamente perdendo valore ogni anno, nonostante guadagni interesse in termini nominali.
Ora, compreso che il tuo futuro non può dipendere dai tassi di interesse che le banche centrali decideranno, vediamo come simulare un piano di prelievo del capitale che sia sostenibile.
Come prima cosa, se il flusso di denaro serve a mantenere il tuo tenore di vita è necessario determinare la somma di denaro di cui avrai bisogno.
Se non hai mai fatto un bilancio famigliare, questo è il momento di iniziare.
L’obiettivo è quello di capire quanto denaro ti serve.
Devi anche sapere, però, che le tue spese cambieranno nel tempo e l’inflazione avrà un suo impatto. Se aumenta, si riduce il potere d’acquisto e quindi dovrai prelevare di più per tenere invariato il tenore di vita.
Per questi motivi il tasso di prelievo dal tuo capitale dovrà essere flessibile.
Una regola comunemente citata per il prelievo sicuro è la “regola del 4%”, che suggerisce di ritirare il 4% del capitale iniziale del portafoglio nel primo anno di pensionamento, aggiustando poi l’importo annualmente per l’inflazione.
Inoltre, c’è da considerare il fattore “rendimento sul capitale”.
Una cosa è pianificare sulla base di rendimenti storici e un’altra è basarsi sui rendimenti attesi futuri (sia delle azioni, sia delle obbligazioni).
La soluzione è solo una: fare delle simulazioni per definire un tasso di prelievo ottimale. Trovare, cioè, quella composizione del portafoglio che abbia la maggior probabilità di raggiungere l’obiettivo.
Fatto questo, dobbiamo affrontare un argomento poco piacevole, ma necessario per gestire in modo ottimale un patrimonio nella fase post-lavoro.
Si tratta di capire quanti anni – mediamente – potresti ancora vivere.
Conoscere l’aspettativa di vita è indispensabile.
Se sei un uomo e inizi a vivere di rendita a 60 anni sai che – mediamente – potresti avere davanti a te altri 20 anni. Se sei una donna anche 25.
Se non ti fosse chiaro il rischio… si tratterebbe di “sopravvivere” al tuo capitale.
Una pianificazione seria dovrebbe tener conto anche del fatto che potresti vivere oltre la media e, nel caso, dovrai avere ancora un capitale che te lo permetta.
Fatto sta che qualunque decisione di investimento che non considera
è presa in condizioni di incertezza.
Ma devi sapere che ottenere un 3% di rendimento da un prodotto finanziario non è la stessa cosa che ottenerlo dall’affitto di un immobile.
Per mia esperienza, una rendita da affitto sotto il 5% non copre le spese di straordinaria manutenzione che prima o poi si devono sostenere.
Ad ogni modo, ritornando alle rendite finanziarie, devi considerare che anche il portafoglio più stabile è comunque soggetto a delle oscillazioni, che non si possono evitare.
Questo significa che nessuno potrà mai garantirti i risultati, ma almeno tu puoi andare alla ricerca di chi ti garantisce un processo corretto per pianificare la tua rendita.
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