LONGEA

Prevenire è meglio che curare

Il recente rapporto di Banca d’Italia “Indagine sulle forme integrative di assistenza sanitaria” ha evidenziato quanto le trasformazioni sociali, demografiche ed economiche stiano incidendo negativamente sulla capacità delle famiglie di vedersi garantito il diritto fondamentale alla salute.

In effetti è sotto gli occhi di tutti che il nostro Servizio sanitario, da una parte, ha sempre meno risorse e, dall’altra, fa fatica a stare al passo con le richieste di assistenza.

Di fronte a questa situazione gli italiani come si comportano?

La spesa sanitaria privata incide per quasi il 25% sulla spesa sanitaria complessiva e si concentra sui nuclei con reddito annuo lordo superiore ai 85.000€.

Purtroppo, negli ultimi anni è evidente come siano aumentati i casi di rinuncia alle cure mediche nella popolazione con maggiori difficoltà economiche.

In generale, circa il 16% delle famiglie italiane ha rinunciato a curarsi per impossibilità a sostenere il costo della prestazione.

Il rischio “sanitario” si dovrebbe affrontare come qualsiasi altro tipo rischio.

  • Si riduce con la prevenzione (ma, in questo caso, fino ad un certo punto).
  • Si accetta e si paga di tasca propria, se si può. 

Su questo punto, però, vanno fatte alcune considerazioni.

Il fatto che spesso si lascino enormi quantità di denaro sui conti – proprio per il “non si sa mai” – è certamente rassicurante contri gli imprevisti.

È una soluzione legittima, ma inefficace.

Su quali basi questa somma può considerarsi sufficiente? 

In altre parole, come fai a quantificare il “non si sa mai”?

L’eccesso di liquidità non può in nessun caso offrire adeguata garanzia, perché l’entità della somma da accantonare è per definizione relativa: così come può sembrare rassicurante, in un attimo può rivelarsi del tutto insufficiente. 

In sostanza, ottieni una protezione modesta, nonostante l’impiego di una somma consistente.

  • Si trasferisce alle assicurazioni.

Chi si assicura raggiunge il risultato opposto: si garantisce una grande protezione con una piccola somma.

Ma c’è ancora un punto da considerare: quando si presenta un evento dannoso disporre di una somma di denaro per farvi fronte è importante, ma non è tutto.

Per questo, sempre di più le polizze assicurative sono pensate e costruite non solo per mettere a disposizione soldi, ma anche servizi.

Pensa ad esempio alla perdita di autosufficienza; non richiede soltanto capienza economica, ma anche visite specialistiche, assistenza infermieristica domiciliare, fisioterapia, medicinali etc.

Detto questo, sai in quanti ricorrono alle assicurazioni?

Ebbene, i numeri dicono che circa il 13% delle famiglie italiane ha sottoscritto un’assicurazione sanitaria privata (nel Nord Ovest si raggiunge il picco del 40% dei nuclei familiari assicurati, mentre nel Mezzogiorno la percentuale scende al 5%).

Insomma, gli italiani dimostrano scarsa attitudine alla prevenzione.

Da una parte, sperano che le prestazioni del SSN siano adeguate e, dall’altra, si arrangiano con i propri mezzi. Chi non può non si cura.

Ma è evidente che quando si parla di assicurazioni si pensa sempre ad una questione di probabilità. 

Il bisogno di essere assistiti e curati è però un bisogno certo, non incerto.

La verità è che gli italiani non hanno fiducia nelle compagnie di assicurazione.

Proprio per questo è necessario fare maggiore educazione finanziaria. 

Certo, forse non ti aspetti che sia proprio io a parlati di assicurazioni, ma anche questo tema fa parte della pianificazione finanziaria.

Anzi, è il tema principale da affrontare prima di qualsiasi investimento.

Capisco che sia complicato decidere quale assicurazione fa per te senza nessun aiuto, ma se il tuo obiettivo è quello di dedicarti maggiormente a questo argomento non devi fare altro che ma mandarmi una mail a: info@micheleisetta.it

Contatti

Link utili

Baked with 🤍 by Digital Muffin

Copyright © 2025. All rights reserved.