LONGEA

Tfr in azienda o nel fondo pensione? (non integrato con le novità della Legge di Bilancio 2026)

Oggi voglio raccontarti la storia di Silvio.

Siamo nel 2012, Silvio ha 40 anni ed è un impiegato in un’azienda. 

Ha un buon stipendio, ma da qualche tempo l’ambiente di lavoro gli crea parecchio stress.

Per questo motivo, nell’ultimo anno si è spesso guardato intorno alla ricerca di una nuova opportunità.

Finalmente arriva l’occasione in una piccola azienda di 20 persone e Silvio non ci pensa su due volte.

Certo, sempre con le stesse mansioni di prima e uno stipendio di poco più alto, ma cosa più importante di tutte, si trova a contatto con nuovi colleghi.

Si pone però subito una questione amministrativa alla quale Silvio non aveva pensato: la destinazione del Tfr (Trattamento di Fine Rapporto).

Silvio sa già cos’è il Tfr, ma non conosce le novità introdotte dalla Riforma Previdenziale del 2007 che, fra le altre cose, prevede la possibilità di destinare il Tfr futuro a una forma di pensione integrativa, con una serie di agevolazioni fiscali.

Silvio inizia, così, ad informarsi sui fondi pensione, ma alcune caratteristiche gli fanno storcere il naso.

In particolare, nota come i requisiti per poter chiedere delle anticipazioni siano un po’ rigidi rispetto al Tfr e poi c’è la questione dei rendimenti che non sono certi.

Come se non bastasse, il titolare dell’impresa gli fa subito notare come tutti gli altri dipendenti abbiano fatto la scelta di lasciare il Tfr in azienda per non creare problemi di liquidità alle casse aziendali.

E così, per non essere il “diverso” del gruppo, la scelta di lasciare il Tfr in azienda diventa ancora più facile.

Siamo nel 2022 e Silvio viene a conoscenza che nel suo paese un gruppo di professionisti sta organizzando un evento dal titolo: Tfr in azienda o in un fondo pensione?

I relatori sono un commercialista e un consulente finanziario per cui, incuriosito, decide di partecipare.

La prima parte della serata è dedicata alla proiezione di alcuni dati che, in un primo momento, confermano a Silvio la bontà della sua scelta.

In sintesi, da quando è entrata in vigore la Riforma della Previdenza complementare nel 2007  

  • la maggior parte dei dipendenti ha preferito mantenere la propria liquidazione futura presso il datore di lavoro; 
  • le aziende (soprattutto quelle piccole) hanno sempre considerato il Tfr come una fonte di finanziamento che si potevano gestire in casa.

La seconda parte della serata inizia con una slide con questo titolo:

Parliamo di uno degli aspetti più critici: il confronto dei rendimenti fra il Tfr e i fondi pensione.

A cui segue l’intervento del relatore.

Ora, se guardiamo il rendimento del Tfr nel 2022 è sicuramente alto: 1,5% + l’inflazione del 9%, in base all’ultima rilevazione di ottobre 2022. 

Ma cosa succede se guardiamo il risultato sugli ultimi 10 anni?

 

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“Per un investimento che dura qualche decennio” – prosegue il relatore – “non è forse più corretto guardare i risultati almeno dopo 10 anni, anziché dopo 1?”

In effetti Silvio inizia ad avere qualche dubbio sulla sua scelta, perché, tornando indietro di 10 anni – quando aveva iniziato a lavorare nella nuova azienda – il rendimento dei fondi pensione è stato in media superiore a quello del Tfr.

In alcuni casi il doppio.

Ma non è tutto, perché nel prosieguo della serata viene affrontato anche il punto di vista dell’imprenditore.

Prima riflessione: Il Tfr per l’impresa è un debito.

È inserito nel passivo dello Stato Patrimoniale.

Dato che ogni volta che un dipendente chiude il rapporto professionale l’azienda si trova a gestire un’uscita.  Se questa non è stata accantonata si possono creare delle criticità.

Seconda riflessione.: Il Tfr ha un costo per l’azienda.

La normativa obbliga l’impresa a rivalutare il TFR considerando l’inflazione.

Cari imprenditori, siete consapevoli che quest’anno sostenete un costo superiore al 9% anziché zero se solo il Tfr fosse stato destina ad altre forme previdenziali?

Terza riflessione: l’impatto sul bilancio.

Nel caso di un trasferimento del Tfr ad altre forme di previdenza complementari, anche il bilancio dell’azienda ne beneficerebbe, in quanto il passivo sarebbe alleggerito dal debito rappresentato dal Tfr.

Ma non solo.

Tutto questo migliorerebbe il rating e ridurrebbe gli oneri finanziari.

Quarta riflessione: le agevolazioni

Come se non bastasse, a stimolare l’imprenditore sono previste altre agevolazioni che abbattono i costi per l’azienda:

  1. L’esenzione del versamento al Fondo di Garanzia Inps.
  2. La deduzione del TFR dal reddito d’impresa (in base al numero dei dipendenti).
  3. La riduzione degli oneri sociali.

È facile immaginare che per un’azienda tutto questo si trasformi in un beneficio che supera il 10% sul totale del Tfr accantonato.

Ora non ci sono più dubbi, anche dal punto di vista dell’imprenditore.

E così, uscendo dalla sala dell’evento, le convinzioni di Silvio iniziano a vacillare.

D’altronde l’obiettivo dell’incontro era proprio quello di creare una maggiore consapevolezza su un tema complesso e intraprendere una nuova strada più efficiente.

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